Intervista a Bruno Ermolli - Presidente Promos

La vittoria di Milano all'Expo 2015 e i risultati delle attività promosse dal Laboratorio Euro-Mediterraneo: la dimostrazione che il gioco di squadra premia. 

Sig. Presidente, un primo commento su Milano vincitrice dell’Expo 2015.

E’ un risultato importante, non solo per Milano, ma per il nostro Paese. Forse per la prima volta, in campo internazionale, abbiamo dimostrato di saper fare sistema e coniugare pubblico e privato. È stato il risultato di un impegno condiviso, per un obiettivo ambizioso. La mia speranza è che questo modello di collaborazione abbia indicato una direzione per il futuro, e che queste sinergie vengano realizzate per ogni evento e per ogni progetto a venire.

Fra breve prenderà l’avvio la VI edizione della Conferenza Annuale del Laboratorio Euro-Mediterraneo. Qual è lo scopo di questo incontro?

La Conferenza è una vera e propria Agorà creata e promossa dalla Camera di Commercio di Milano, in cui la nostra città ogni anno, diventa il centro di ascolto e di sviluppo delle istanze dei vari Paesi dell’area, e raccoglie le proposte per migliorare il rapporto fra il nord e sud del Mediterraneo. È anche il momento di incontro e discussione fra il nostro Paese e il sistema mediterraneo nel suo complesso. Si tratta di un progetto ma anche di un risultato tangibile, che si è costruito nel tempo, con anni di lavoro. Siamo felici e orgogliosi di quanto abbiamo realizzato fino ad ora, anche grazie ad un reale “gioco di squadra” fra la Camera di Commercio e la Regione Lombardia. La conferenza Euro-Med identifica le eccellenze che il sistema Italia esprime, le coniuga in chiave mediterranea e le mette al servizio del processo di integrazione, per aumentare la competitività del Paese e consentirgli un’efficace integrazione.

Questo incontro, quindi, è anche un'occasione per riflettere su un anno di attività del Laboratorio Euro-Mediterraneo. Che cos’è questa iniziativa?

Il Laboratorio vuole essere una fucina di idee e di progetti, che da Milano lavorano a vantaggio dell’intero sistema italiano, europeo e mediterraneo. Il cuore della nostra attività si snoda su due basi. Una “vision” che deriva dall’assoluta consapevolezza dell’importanza che riveste, per l’Europa e per l’Italia, l’integrazione con l’area del Mediterraneo in termini sociali, geo-politici, finanziari, economici e artistico culturali. E un obiettivo: quello di lavorare ogni giorno per analizzare i cambiamenti economici, sviluppare nuovi progetti, costruire quelle reti di alleanze utili per avvicinare il nostro sistema Paese a quello dei Paesi mediterranei, rendendoli meno distanti, più interconnessi. Questo è il presupposto per creare una piattaforma di collaborazione per gestire e guidare le dinamiche economiche e sociali che tanno caratterizzando l’area. Grazie a questo approccio siamo riusciti, in questi 7 anni, a realizzare delle iniziative di successo nel campo della finanza, della formazione, dell’arte, dei servizi alle imprese, che ci permettono oggi di essere ancora qui a lavorare con entusiasmo e passione.

Su che cosa avete lavorato in questi anni?

Sono state realizzate diverse decine di iniziative, soprattutto nell’ambito dei programmi di assistenza alle imprese. Oggi, grazie alla collaborazione con la Regione Lombardia e con il suo Governatore Formigoni, esiste un programma Mediterraneo a livello regionale che mette a sistema e fa condividere importanti progetti che includono la realizzazione di incontri, la promozione di iniziative all’estero, la gestione di uffici commerciali in Marocco, Tunisia, Egitto, Israele e Turchia, e la realizzazione di programmi complessi. A questo si aggiunge il progetto della nostra Camera Arbitrale per la promozione e l’adozione delle clausole arbitrali nei contratti commerciali fra i nostri Paesi.

Abbiamo inoltre sempre sostenuto che la disponibilità finanziaria e l’accesso al credito fossero variabili cruciali per la crescita delle collaborazioni fra le nostre Piccole e Medie Imprese. Per questo, negli ultimi anni abbiamo lavorato molto su questo terreno, proponendo e creando strumenti anche innovativi, come il Fondo Euromed, il primo fondo di private equity a disposizione delle imprese italiane interessate ad investire in joint ventures nei diversi Paesi della costa sud ed est del Mediterraneo.

La comunicazione è stata uno degli altri temi su cui ci siamo impegnati. Nell’aprile dello scorso anno a Milano, si è svolto il primo MediaMed Forum alla presenza dei principali opinion makers mediterranei e italiani. E’ stato un successo che è andato ben oltre le nostre aspettative e che ci ha prodotto la nascita di un Osservatorio sui Media mediterranei, oggi punto di riferimento fondamentale per chi opera in questo settore: una community aperta a tutti coloro che vogliano collaborare per favorire la nascita di progetti comuni.

Nell’ambito dei piani di sviluppo del capitale umano, abbiamo inoltre sostenuto, in collaborazione con la Camera di Commercio di Napoli, di Venezia, la Regione Lombardia e la Fondazione per la Sussidiarietà, il Master Euro-Mediterraneo. Il nostro obiettivo è far crescere questa esperienza, trasformandola in una vera e propria scuola per il Mediterraneo, con più corsi lungo tutto l’anno, creando in tal modo a Milano il centro Euro-Mediterraneo per la formazione a distanza.

Quali sono gli ambiti di azione su cui vi concentrerete quest’anno?

Lavoreremo come sempre al laboratorio Euro-Med e su diversi obiettivi, fra i quali la messa a punto di una banca dati sulle infrastrutture mediterranee. Un altro progetto su cui ci stiamo impegnando riguarda la creazione di un fondo di private equity dedicato agli investimenti in infrastrutture nell’area del Mediterraneo. Naturalmente proseguirà anche l’operatività degli osservatori dedicati ai sistemi fieristici e ai media mediterranei.

Queste iniziative all’interno di quale scenario internazionale si inseriscono?

Nel 2015 l’area del Mediterraneo sarà al centro della scena mondiale; in questo momento si trova davanti ad un bivio: accelerare nella sua dinamica di crescita o rischiare un lento ed inesorabile processo di marginalizzazione.

Oggi, rispetto agli anni passati, si percepisce una crescente attenzione, sia in Italia che in Europa, a quella che è stata definita “la questione mediterranea”, e si apprezza una certa capacità propositiva che dia nuovo slancio al processo di integrazione. Si tratta adesso di tradurre in pratica le idee, identificando le priorità su cui lavorare per rendere il mercato mediterraneo più interconnesso, più a servizio dei cittadini e dei sistemi economici dei singoli Paesi. In questa direzione, sono profondamente convinto che un’integrazione efficace dei mercati passi soprattutto attraverso le reti fisiche di infrastrutture. Bisogna lavorare sullo sviluppo dei porti e degli hub esistenti, sui processi di liberalizzazione nel settore dei trasporti ferroviari e marittimi, sullo sviluppo delle reti di telecomunicazione.

Cosa si sta facendo per andare in questa direzione?

L’Europa e i Paesi del Mediterraneo stanno già facendo molto, ma occorre fare di più. È necessario aumentare le collaborazioni fra il settore pubblico e quello privato, fra la capacità di pianificare e garantire la redditività delle opere da parte dei Governi e l’interesse a finanziare, realizzare e gestire le infrastrutture da parte dei privati.

E in Italia qual è la situazione?

Anche quest'anno i dati economici relativi alle relazioni fra il nostro Paese e l’area mediterranea evidenziano diversi punti di forza e qualche aspetto critico. Milano oggi rappresenta la più qualificata porta di ingresso, il “Gate europeo” per gli scambi da e verso il Mediterraneo. D’altra parte, persistono una serie di criticità su cui occorre riflettere ed intervenire. La nostra percezione è che le imprese, ovvero il mercato, abbiano dimostrato una capacità di tessere alleanze superiore a quanto sono stati in grado di fare le istituzioni e la politica. Spesso abbiamo l’impressione che il peso istituzionale ed economico Italiano sia sottovalutato rispetto alla realtà.
Certo, dobbiamo recuperare il ritardo rispetto ad altri Paesi come la Francia e la Spagna, soprattutto per quanto riguarda i flussi di investimento, che devono sicuramente aumentare. Per fare questo sono necessari strumenti sia informativi che finanziari, studiati per le imprese italiane e della costa sud del Mediterraneo, che per oltre il 95% sono di piccola e media dimensione.
La questione delle infrastrutture è un problema che ci riguarda da vicino. A dispetto della vicinanza geografica, i nostri mercati sono ancora troppo distanti, soprattutto in termini di logistica. La posizione economica e geografica dell’Italia offre notevoli margini di sviluppo nell’area mediterranea, a condizione che si realizzino quelle reti di infrastrutture necessarie per conferire reale valore e significato ai margini competitivi che caratterizzano la posizione del nostro Paese.

 




 

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